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Perché pulire i pannelli solari, e quando invece non serve

Non tutto lo sporco costa uguale. Come funzionano davvero le perdite di resa sui moduli fotovoltaici e in quali casi la pulizia si ripaga.

Se cerchi in rete quanto rende pulire i pannelli solari trovi numeri che vanno dal 2% al 40%. Sono tutti veri e tutti inutili, perché descrivono situazioni diverse senza dirlo. La domanda giusta non è quanto si recupera, è che tipo di sporco hai sopra.

Le celle sono in serie, ed è tutto lì

Un modulo fotovoltaico contiene sessanta o settantadue celle collegate in serie. In un circuito in serie la corrente è la stessa in ogni punto: la cella che produce meno impone il proprio limite a tutte le altre. È l'anello debole di una catena, applicato all'elettricità.

Da questo discendono due conseguenze opposte, ed è per questo che i numeri che si leggono in giro sembrano contraddirsi.

Sporco uniforme = danno modesto. Se tutto l'impianto ha uno strato sottile e omogeneo di polvere, tutte le celle sono penalizzate allo stesso modo. Non c'è anello debole: c'è una catena leggermente più corta. La perdita è proporzionale alla luce attenuata, e su un anno tipico in pianura bolognese si colloca nell'ordine del 3-8%.

Sporco concentrato = danno sproporzionato. Se invece una macchia di guano copre due celle su sessanta, quelle due celle non producono e limitano l'intera stringa. A quel punto interviene il diodo di bypass: un componente che esclude un intero sotto-modulo — tipicamente venti celle — per evitare che quelle in ombra si surriscaldino. Hai perso il 2% della superficie e un terzo del pannello.

La verifica che puoi fare da terra. Guarda l'impianto in controluce, di mattina presto o al tramonto. Se vedi una fascia scura continua lungo il bordo basso dei moduli, hai sporco concentrato nella posizione peggiore: quella riga attraversa la prima fila di celle di ogni pannello.

Le quattro forme di sporco che costano davvero

  • Guano di volatili. Opaco al 100%, aderente, acido. Non è polvere: è una copertura totale su un'area piccola. È il caso peggiore in assoluto.
  • Foglie e detriti incastrati al bordo basso, contro il telaio, dove la pioggia non arriva perché il telaio fa da diga.
  • Muschio e licheni sul filo inferiore del vetro, dove ristagna l'acqua. Crescono lentamente e in modo continuo lungo tutta la fila di celle. Nessuno se ne accorge perché il calo è graduale.
  • Residui di cantiere: schizzi di malta, boiacca, intonaco dopo lavori sul tetto. Aderiscono come cemento, perché sono cemento.

Quando pulire non serve

Vale la pena dirlo, visto che a scriverlo è chi vende pulizie.

Non serve se l'impianto è nuovo, in zona non agricola, su falda pendente e senza alberi né volatili nelle vicinanze. In quelle condizioni la pioggia fa un lavoro discreto sulla polvere leggera e il primo intervento utile può stare anche a due anni dall'installazione.

Non serve farla due volte l'anno per abitudine se il monitoraggio non mostra un degrado e se un'occhiata da terra non rivela ombre concentrate. Il calendario è un'indicazione, non un dogma.

Non serve se il calo di produzione è improvviso e verticale. Quello non è sporco: lo sporco è graduale. Un crollo netto è un guasto — una stringa fuori servizio, un inverter in derating, un sezionatore aperto. Pulire non risolverà nulla e avrai speso soldi per confermarlo.

Quando invece serve, e in fretta

  • Appena compare guano. Non aspetta il calendario e peggiora ogni settimana, perché è acido e si fissa.
  • Dopo lavori edilizi sul tetto o nelle vicinanze, prima che i residui induriscano.
  • In autunno, se ci sono alberi a distanza di chioma.
  • Quando sulla falda a nord compare del verde: il muschio è già insediato e la superficie che vedi è minore di quella che conta.
  • Prima di una termografia, sempre. Su vetro sporco l'indagine dà falsi positivi e i soldi della diagnosi sono buttati: si lava, si aspetta un giorno, poi si misura.

Il conto, senza entusiasmi

Un impianto residenziale da 6 kW a Bologna produce circa 7.000-7.500 kWh l'anno. Con un valore prudenziale dell'energia autoconsumata, un recupero del 5% vale grosso modo un centinaio di euro l'anno. Una pulizia costa da 150 €. Il conto si chiude in poco più di un anno, e nel frattempo hai avuto qualcuno che ha guardato l'impianto da vicino — che è la parte del servizio di cui nessuno parla e che spesso vale più del lavaggio.

Su un impianto industriale da 200 kW lo stesso 5% sono migliaia di euro l'anno. È il motivo per cui gli impianti grandi si puliscono due volte l'anno e quelli domestici una: non si sporcano il doppio, è che ogni punto vale molto di più.

Domande frequenti

La pioggia pulisce i pannelli?

Solo la polvere leggera, e solo su falde pendenti. Non toglie guano, muschio, velature calcaree né i residui grassi. Anzi: dilava il pulviscolo verso il bordo basso e lo compatta lì, contro il telaio, che è la posizione peggiore possibile perché attraversa la prima fila di celle.

Quanto si recupera davvero con una pulizia?

Su un impianto con un anno di sporco uniforme in pianura bolognese, tipicamente fra il 3% e l'8% di produzione annua. Se c'è sporco concentrato — guano, muschio, foglie incastrate — si può arrivare molto più in alto, perché lì entrano in gioco i diodi di bypass e si perdono interi sotto-moduli.

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