Manutenzione
Manutenzione preventiva del fotovoltaico: cosa si controlla davvero
Il fotovoltaico non ha parti in movimento, ma ha connettori, morsetti, scaricatori e ventole. Ecco cosa invecchia e cosa si guasta.
«Il fotovoltaico non ha manutenzione, non ci sono parti in movimento.» È una frase vera per i moduli e falsa per tutto il resto dell'impianto. E il resto dell'impianto è dove si guasta.
La lista dei punti deboli, in ordine di frequenza
1. I connettori MC4
Sono il punto debole numero uno, e sono anche il più sottovalutato. Un connettore MC4 mal accoppiato — non serrato a fondo, oppure accoppiato fra due marche diverse, che è pratica diffusa e sbagliata — sviluppa una resistenza di contatto. La resistenza produce calore, il calore ossida il contatto, l'ossidazione aumenta la resistenza. È un anello di retroazione positiva che finisce in un solo modo: arco elettrico.
Gli MC4 di marche diverse hanno geometrie simili ma non identiche. Si innestano, fanno clic, sembrano a posto. Poi non fanno contatto pieno. È la prima causa di incendio su impianto fotovoltaico, e nasce da un accoppiamento fatto in cinque secondi il giorno dell'installazione.
2. Gli scaricatori di sovratensione
Hanno una finestrella che è verde quando funzionano e rossa quando sono esausti. Su un impianto su tre che apriamo, la finestrella è già rossa, spesso da anni. Significa che l'impianto non è protetto dalle sovratensioni e nessuno lo sa. Costano poco e si sostituiscono in dieci minuti; ci si accorge che mancavano solo dopo il temporale che porta via l'inverter.
3. L'inverter
È il componente con la vita più breve: dieci-quindici anni contro i venticinque dei moduli. Quello che accelera la sua fine è quasi sempre lo stesso: calore. Ventole intasate, filtri sporchi, dissipatore coperto di polvere, installazione al sole diretto o in un locale non ventilato.
Il sintomo è subdolo: l'inverter non si guasta, va in derating. Si autolimita per non superare la temperatura massima, e taglia la produzione proprio nelle giornate migliori. Vedi un plateau piatto sul picco di mezzogiorno invece della campana. Nessun allarme, nessuna segnalazione: sta funzionando come progettato.
4. I cavi
Il cavo solare è resistente agli UV, ma solo se è cavo solare. Capita di trovare cavi comuni usati per tratti "provvisori" diventati definitivi, guaine indurite e crepate, cavi appoggiati direttamente sulla lamiera e non in canalina, che sfregano per anni finché non arrivano al rame. E poi i roditori, che sulle guaine si accaniscono.
5. Le staffe e i morsetti
I cicli termici lavorano ogni giorno: il modulo si dilata al sole e si contrae di notte, per venticinque anni. I morsetti si allentano. Un modulo con un morsetto lento vibra al vento, e le vibrazioni fanno alle celle quello che ci si aspetta.
Cosa comprende un controllo fatto bene
- Ispezione visiva dei moduli da vicino: crepe, delaminazioni, snail trails, bruciature dei backsheet, celle scolorite.
- Verifica del serraggio di morsetti e staffe, e dello stato dei sigillanti.
- Misura di tensione a vuoto e corrente di cortocircuito per stringa, con confronto sui valori di progetto. È il test che trova i problemi che il monitoraggio non vede.
- Controllo di quadri, sezionatori, fusibili, differenziali, scaricatori.
- Verifica della continuità dei collegamenti di terra.
- Inverter: log degli allarmi, temperature di lavoro, pulizia di ventole e dissipatori.
- Lettura dei dati di produzione e confronto con l'atteso per esposizione e stagione.
Perché conviene abbinarla alla pulizia
Per una ragione banale: chi lava i moduli sta a pochi centimetri dal vetro con buona luce, per due o tre ore. È la posizione da cui si vedono le cose che da terra non si vedono e che una foto non mostra. Salire una volta e fare due lavori costa meno che salire due volte, e il grosso del costo di questi interventi è l'accesso, non il tempo.
La cosa che quasi nessuno controlla. Il log degli allarmi dell'inverter. È gratis, si guarda dall'app, e su molti impianti contiene errori registrati da mesi che nessuno ha mai letto. Guardalo stasera.
Assicurazioni e garanzie: il dettaglio che si scopre tardi
Non esiste un obbligo generale di manutenzione per il privato. Ma molte polizze sull'impianto e diversi contratti di garanzia dei produttori richiedono manutenzione documentata. In caso di sinistro, l'assenza di documentazione è il primo appiglio per contestare.
È il motivo per cui rilasciamo sempre una scheda di intervento, anche per una pulizia. Non è burocrazia: è la prova che l'impianto è stato tenuto, ed è l'unica cosa che avrai in mano il giorno in cui servirà.
Domande frequenti
Ogni quanto va fatta la manutenzione?
Su impianto residenziale, un controllo completo ogni due anni con la pulizia annuale nel mezzo è un ritmo sensato. Su impianto industriale il controllo è annuale, perché il valore della produzione in gioco è molto maggiore e perché spesso è richiesto da polizze e contratti di finanziamento.
Posso controllare io i connettori MC4?
No, e per un motivo preciso: il lato DC di un impianto fotovoltaico è in tensione ogni volta che c'è luce, e non si può sezionare dal quadro come si fa con l'alternata. Scollegare un MC4 sotto carico produce un arco elettrico in continua che non si estingue da solo. È lavoro per chi ha l'attrezzatura e sa cosa sta facendo.